Le novità di Mieli Case

Eventi e Notizie dal mondo immobiliare

https://mielicase.it/notizie/il-sistema-degli-spazi-aperti-e-il-disegno-urbano_63

Il sistema degli spazi aperti e il disegno urbano

Forma e Disegno della Città

La CITTÀ, «punto di massima concentrazione dell'energia e della cultura di una comunità» (L.Munford), è formata da un vasto insieme di componenti (sociali, economiche, politiche, culturali, architettoniche, semantiche) legate solidalmente tra loro da una trama complessa di relazioni e interferenze reciproche.

 

La città che ci riguarda maggiormente in qualità di architetti è la città fisica complessivamente formata dagli spazi vuoti e costruiti, posti in stretta relazione con le ulteriori componenti urbane, che costituiscono nel loro in­sieme l'ARCHITETTURA DELLA CITTÀ.

 

L' ARCHITETTURA, che riteniamo inscindibilmente connessa all'URBANISTICA in un'unica dimensione fisica e disciplinare, definisce la FORMA della città nel suo complesso. La forma della città non è in questo caso da intendersi nel suo aspetto morfologico, cioè PLANARE, bensì in senso formale e comprensivo quindi degli spazi aperti, del verde e degli altri elementi sovrastrutturali generalmente inclusi nell'accezione di arredo urbano. La forma urbana coincide cioè con quella «struttura di segni» che costituisce nel suo insieme il paesaggio urbano.

 

Lo Spazio aperto è divisibile in due grandi categorie dipendenti dal ri­spettivo regime d'uso: gli SPAZI PUBBLICI e gli SPAZI PRIVATI.

La Piazza è uno spazio pubblico d'uso collettivo, di cui però i volumi edilizi circostanti, che di fatto la determinano, non sono sempre spazi pubblici; gli spazi privati si trovano per lo più a determinare la linea di demarcazione tra le due pertinenze pubblica e privata. Nel modello di città occidentale lo spazio pubblico «è il prodotto del difficile rapporto tra proprietà privata e uso pubblico, che si contendono in modo molto stretto ogni palmo del suolo urbano».

Gli spazi pubblici della Città, infatti, sono spesso considerati un mero «negativo» del costruito, ovvero, una sorta di «terra di nessuno». Una maggiore coscienza della città verrebbe realisticamente ad instaurarsi a seguito della gestione e dell'uso partecipato dei suoi spazi da parte dell'utenza.

 

È da tempo in atto una crisi della città che ne investe i molteplici aspetti (funzionali, istituzionali, amministrativi, gestionali) e che si affianca a quella odierna dell'architettura aggravando quindi nel complesso la condizione dell'architettura nella città. Se sul tema dei contenuti e dell'ambiente della città la responsabilità degli architetti è pres­soché nulla, della forma e del paesaggio urbano questi hanno buona parte del carico!

 

Infatti «l'architetto porta alla costruzione della città la sua qualità: il DISEGNO» e del “disegno” si deve constatare la gene­rale, deprecabile carenza nella città postindustriale. Perduto l'equilibrio pressoché istintivo e spontaneo della città medioevale, dal fitto tessuto interrotto da splendidi monumenti, perduto l’equilibrio della città rinascimentale, e raffredatasi la fantastica irruenza barocca, la città illuminista resta l'ultimo esempio valido dal punto di vista della forma e del disegno urbano; con la rivoluzione industriale nascono le periferie che saldano i vecchi borghi della cintura agricola e inizia quindi la dissoluzione graduale della città che è poi diventata la città borghese cresciuta e confor­matasi secondo le leggi del capitale.

 

Gli architetti, per una sommatoria di causali non sempre loro attribuibili, si sono dedicati infatti al singolo oggetto architettonico, prodotto strettamente personale, chiuso e finito in se stesso, che non basta a fare la CITTA’ che è invece un'opera aperta e corale.

La necessità di coordinare i diversi interventi alle diverse scale al fine ottenere un prodotto organico strutturato indica la strada da percorrere: quella di un disegno della città per parti!

Qualunque sarà la strada attuata, il sistema dei vuoti urbani costituirà sempre e comunque una delle principali sedi operative per la creazione della NUOVA CITTA’, quindi non «terra di nessuno» ma spazio inteso come «unicum» complessivo.

La ristrutturazione e la rivitalizzazione del sistema dei vuoti può essere quindi uno dei più validi contributi per una riqualificazione della fotografia urbana e del suo ambiente; l'innalzamento della qualità del disegno delle città passa necessariamente per la riqualificazione degli spazi aperti; non è ipotizzabile infatti un miglioramento della qualità complessiva intervenendo sul solo costruito considerato autonomamente.

Lo spazio urbano va però reinterpretato nelle sue funzioni e nei contenuti che devono rispecchiare quelli della nuova città e dei suoi utenti che in essa devono potersi riconoscere. «La strada deve così diventare luogo di partecipazione e di incontro nel quale il cittadino trovi l'occasione di vedere espressa la propria dignità urbana, come membro di una collettività che negli spazi pubblici si incontra e partecipa alla vita comunitaria».

La riproposizione degli spazi aperti, se strutturalmente e organicamente attuata e gestita, può costituire uno degli strumenti più efficaci ai fini dell'a­deguamento della città alla società odierna. Se correlata all'insieme dei fenomeni urbani e sorretta da una profonda analisi dell'esistente e della sua storia, la riproposizione del sistema dei vuoti può quindi guidare il disegno della città e incidere notevolmente sulla sua forma e sui processi stessi di urbanizzazione quale strumento utile alla rifondazione del rapporto piano-progetto.

La nuova città purtroppo non è ancora nata. Alla speranza nella forma­zione dell'«utopia concreta» di L. Quaroni, si contrappone il riscontro di una «utopia assente» nella progettazione urbana degli ultimi decenni. E’ certo però che non si può parlare della ristrutturazione della città senza pensare al sistema degli spazi di relazione: questi infatti rappresentano un fondamentale strumento di rivitalizzazione degli spazi obsoleti dei centri antichi affinché non diventino uno squallido museo per turisti e, al tempo stesso, di riorganizzazione delle disaggregate periferie quale legante per la ricucitura del tessuto smagliato e degradato e punto di partenza per gli sviluppi succes­sivi.*

TO BE CONTINUED…

*liberamente tratto dagli studi sulla Città e il Rapporto con la Piazza per la mia Tesi di Laurea (relativi riferimenti bibliografici qui non riportati)

Arch. Sabina Morra

sabina.morra70@gmail.com

Archivio

Eventi e Notizie passate